In una società affamata, giustamente, di privacy, abbiamo dovuto inventare leggi, garanti, commissioni di controllo e procedure per garantire la riservatezza dei dati.
Abbiamo tutti la percezione di come i dati siano in balia della rete e, chi più e chi meno, percepisce una giusta preoccupazione affinchè la nostra vita privata (o meglio quei dati che dicono di noi come foto, indirizzi, telefoni, mail) non siano in balia di società che, per mission commerciale, hanno il compito di raccoglierli e venderli ad altre società per fini commerciali.
Ovviamente tale analisi è decisamente ottimistica.
Pensiamo anche a tutti quei dati che vengono illegittimamente usati "contro le persone".
Il panorama è "assordante".
Nella stessa società, a far da contraltare alla fame di privacy, siamo ingolfati di "social network". Con i Facebook & Co. raccontiamo i fatti nostri ai "nostri amici".
Quegli amici che, a volte, se vediamo per strada neanche salutiamo.
Io sono iscritto a Facebook dal marzo 2009 e ho 819 amici (5 attendevano la conferma di amicizia quando sono andato a controllare scrivendo questo post). Di questi circa l'80% li conosco, il 10% me li ricordo vagamente e il rimanente 10% non so chi siano (amici di amici, consigli di amici, richieste di amicizia e tutte quelle cose tipiche di FB).
Facebook mi ha permesso di riallacciare personalmente dei rapporti con 3 persone e mi ha permesso di mettermi in contatto con una mezza dozzina di persone lontane da dove abito (quindi l'incidenza reale di Facebook nelle mie relazioni è pari all'1% dei "miei amici").
Oggi avevo 15 notifiche da leggere: 1 conferma di amicizia, 3 inviti ad eventi, 1 tag a foto, 2 pubblicazioni sulla mia bacheca, 2 richieste per Fifa Superstars e 6 richieste per CityVille (nessuna di queste cose era importante: incidenza 0%).
Oggi avevo 5 messaggi: 2 da un "amico" che offre "buone" notizie della mia zona di residenza, 1 pubblicità, 1 richiesta di finanziamento ad una onlus e 1 messaggio di un'amica che ricordava un impegno (di questi messaggi solo l'ultimo era importante: incidenza 20%).
È ovvio che la mia vita non sarebbe cambiata senza Facebook. Ma è altrettanto ovvio che la mia privacy non è cambiata grazie a Facebook (i dati che sono in rete non sono aumentati grazie al social network).
Allora qual'è la discriminante che ci può permettere di mettere in luce quale atteggiamento avere di fronte alle nuove proposte della rete?
Penso che le baggianate che a volte si vedono su Facebook sono lo specchio di questa società che, spesso, si nutre di baggianate.
Il fatto che molti giovanissimi passino su Facebook o su altri social network il loro tempo preoccupandosi di essere frivoli, superficiali e, alcune volte, troppo volgari non è edificante per nessuno e, anzi, alimenta uno stile slegato totalmente dalla riflessione profonda.
Un amico usa Facebook come mezzo per testimoniare il messaggio cristiano in rete. Lui fa un lavoro encomiabile perchè si sforza di parlare giovane di Gesù. Questo è positivo, ma, considerando anche altri piccoli messaggi che arrivano da Facebook qual'è l'incidenza che hanno nel mare delle banalità che la rete ci regala.
Come al solito il problema diventa il giusto equilibrio.
Io non credo a Facebook come strumento per parlare di Gesù, anche se alcuni commenti che ho fatto ai miei "amici" erano improntati ad una riflessione cristiana.
Io penso che Facebook è uno strumento moderno con il quale, almeno un po', ci dobbiamo confrontare, tenendo però ben presente che non è uno strumento nato per regalare valori positivi.
Se siamo consapevoli di questa cosa e siamo onesti con noi stessi l'equilibrio si può anche trovare.
domenica 30 gennaio 2011
sabato 22 gennaio 2011
C'è licenza e licenza
Per utilizzare un software si deve accettare la licenza alla quale il software è sottoposto.
"L'accettazione della licenza può avvenire in diversi modi:
Appare evidente che la licenza è parte integrante dell'opera intellettiva del software ed è il legittimo riconoscimento che viene attribuito all'autore o agli autori del prodotto.
Esistono però diversi tipi di licenze:
Io uso un programma, devo accettare le condizioni di utilizzo, di copia, di modifica e di distribuzione che l'autore o gli autori hanno pensato per l'applicazione.
Certo, verrà da pensare, più pago e più avrò un prodotto migliore, professionale.
Ebbene, non sempre è così. Anzi, spesso è proprio la libertà di distribuzione e, soprattutto, di modifica a creare il software migliore.
Infatti se un programmatore crea un applicativo graficamente accattivante e utile agli utenti ed accoglie la possibilità che altri migliorino le caratteristiche si avrà un prodotto sempre più bello e buono.
Se invece un progetto professionale, dopo alcuni anni di progettazione, si ferma in balia degli eventi informatici, dopo alcuni mesi sarà già desueto. Alcuni standard (come Microsoft Office) rappresentano quasi uno standard, ma non sempre le applicazioni sono state azzeccate. In alcuni casi per l'arroganza di essere omnicomprensive sono risultate poco pratiche o alcuni restiling hanno rappresentato degli autentici passi indietro nella fruibilità del programma.
Un'altra cosa invece è certa: il software professionale coperto da licenza EULA costa e costa caro.
Facciamo un esempio di una macchina media per un utente privato:
Come cristiani la domanda è d'obbligo: è improntato ad uno stile di vita semplice ed essenziale la spesa di questo software?
Altra domanda d'obbligo: è moralmente accettabile non pagare la licenza del software sul computer installando programmi piratati?
Meditate gente.
"L'accettazione della licenza può avvenire in diversi modi:
- all'uso del programma o del sorgente. In questo caso la licenza è accettata implicitamente con l'utilizzo del software; in pratica se si usa il software vuol dire che si accetta anche la licenza, mentre se non lo si usa vuol dire che non la si accetta. Questo tipo di licenza è adottato da software che mettono a disposizione i sorgenti oltre gli eventuali eseguibili;
- durante la fase di installazione del software è chiesto esplicitamente se si vuole accettare la licenza indicata; in caso di risposta negativa il software non potrà essere installato. Tale licenza è usata normalmente da quei software che distribuiscono soltanto gli eseguibili;
- prima di venire in possesso del programma scaricabile on-line. Bisogna accettare la licenza prima di poter scaricare il programma, alle volte occorre compilare un form on-line in cui si dichiara di accettare la licenza, magari con l'obbligo di registrazione al sito dove sarà possibile effettuare il download;
- prima di aprire le custodie con i supporti di massa dove sono registrati i programmi acquistati (Licenza a strappo). In questo secondo caso se non si aprono i supporti è garantito, almeno teoricamente, la restituzione dei soldi spesi per l'acquisto solo se le custodie sono ancora sigillate.
Appare evidente che la licenza è parte integrante dell'opera intellettiva del software ed è il legittimo riconoscimento che viene attribuito all'autore o agli autori del prodotto.
Esistono però diversi tipi di licenze:
- EULA: è quella più famosa. Acquistando il pacchetto software acquisto la licenza all'utilizzo dell'applicazione. Io compro fisicamente un CD o un DVD contenete il programma ma il mio diritto sta nell'uso del software contenuto nel disco.
- Shareware: il software sotto tale licenza può essere liberamente ridistribuito, e può essere utilizzato per un periodo di tempo di prova variabile. Scaduti questi termini, per continuare ad utilizzare il software è necessario registrarlo presso la casa produttrice, pagandone l'importo.
- Freeware: l'applicazione è distribuita in modo gratuito. Il software freeware viene concesso in uso senza alcun corrispettivo, ed è liberamente duplicabile e distribuibile, con pochissime eccezioni.
- GNU General Public License: è una licenza per software libero. È comunemente indicata con l'acronimo GNU GPL o semplicemente GPL: assicura all'utente libertà di utilizzo, copia, modifica e distribuzione.
Io uso un programma, devo accettare le condizioni di utilizzo, di copia, di modifica e di distribuzione che l'autore o gli autori hanno pensato per l'applicazione.
Certo, verrà da pensare, più pago e più avrò un prodotto migliore, professionale.
Ebbene, non sempre è così. Anzi, spesso è proprio la libertà di distribuzione e, soprattutto, di modifica a creare il software migliore.
Infatti se un programmatore crea un applicativo graficamente accattivante e utile agli utenti ed accoglie la possibilità che altri migliorino le caratteristiche si avrà un prodotto sempre più bello e buono.
Se invece un progetto professionale, dopo alcuni anni di progettazione, si ferma in balia degli eventi informatici, dopo alcuni mesi sarà già desueto. Alcuni standard (come Microsoft Office) rappresentano quasi uno standard, ma non sempre le applicazioni sono state azzeccate. In alcuni casi per l'arroganza di essere omnicomprensive sono risultate poco pratiche o alcuni restiling hanno rappresentato degli autentici passi indietro nella fruibilità del programma.
Un'altra cosa invece è certa: il software professionale coperto da licenza EULA costa e costa caro.
Facciamo un esempio di una macchina media per un utente privato:
- sistema operativo: Microsoft Windows 7 (100 € acquistato insieme al computer)
- suite: Microsoft Office 2010 H&B (180 €)
- antivirus: Symantec Norton Internet Security (40 € all'anno)
- grafica: Adobe Photoshop 8 (90 €)
- video: Pinnacle Studio 14 (90 €)
- masterizzazione: Ahead Nero 9 (10 €)
Come cristiani la domanda è d'obbligo: è improntato ad uno stile di vita semplice ed essenziale la spesa di questo software?
Altra domanda d'obbligo: è moralmente accettabile non pagare la licenza del software sul computer installando programmi piratati?
Meditate gente.
sabato 15 gennaio 2011
Internet, questa "conosciuta" ?
Avevo pensato, visto l'interesse suscitato in questo ultimo periodo, di scrivere 2 righe su Wikileacks. Ma poi, cercando di fare chiarezza nella mia testa (ed è una cosa complicata), mi sono detto che erano necessarie alcune premesse.
La prima premessa è proprio relativa ad Internet.
Ma sappiamo veramente definire Internet e comprendere pienamente lo strumento?
Beh, per prima cosa dobbiamo dire che sotto il concetto di Internet si racchiudono diverse realtà con un denominatore comune, ma anche con tante differenze strutturali.
Internet è pagine web, quindi siti personali, commerciali, blog, forum di ogni foggia e misura.
Pagine belle o brutte, aggiornate o dimenticate identiche da anni, ricche di gadget o spoglie.
Tutte hanno lo scopo di dire qualcosa a qualcuno, ma tutte quante sono (nella maggior parte dei casi) a disposizione di tutti.
Come il grosso secchio dove da bambini tenevamo i giocattoli, c'erano quelli belli e quelli che ci piacevano di meno, ma spesso giocavamo con quello che ci capitava sotto mano, mentre altre volte eravamo costretti a girare il bidone per terra cercando il gioco particolare.
In questo grosso contenitore c'è veramente di tutto e sono veicolate informazioni e concetti tra loro molto disparati.
Il vero problema è sapere fare sintesi delle cose importanti tralasciando i contenuti meno adatti (e sono tanti, purtroppo).
In questo marasma, come cristiani, non possiamo considerare immorali i soli contenuti a sfondo sessuale o violento, ma dobbiamo compiere una vera opera di discernimento tra tutte le pagine che ci vengono proposte dal motore di ricerca di turno.
Poi Internet è posta elettronica. Le mail.
Uno strumento utile per contattare personalmente qualcuno, arrivando persino a mandare dei documenti allegati al messaggio.
Anche qui la logica commerciale ha inquinato un mezzo utile ed importante, riducendolo, troppo spesso, ad una vetrina continua di contenuti e prodotti.
In questo pantano le logiche commerciali hanno aperto una porta appetitosa a chi propone pillole varie o ci invitano alla visione di siti poco edificanti.
Inoltre Internet è una serie di strumenti di comunicazione e di scambio di dati.
I programmi come Emule o BitTorrent per il peep-to-peet (letteralmente "punto a punto", in pratica trasmissione diretta di file) nel 95% dei casi sono usati per aggirare e frodare i diritti d'autore di film, canzoni o programmi.
I social network come MSN o Facebook hanno perso la dimensione di contatto personale tra più persone, ma sono diventati strumenti vetrina delle persone (e, troppo spesso, della loro stupidità).
Internet, è importante ricordarlo, è uno strumento utile, ma come tutti gli strumenti utili va' usato con intelligenza ed equilibrio.
C'è però un problema vero: nessuno ci aiuta ad usarlo con spirito cristiano, con la capacità di scartare ciò che è un'ingiustizia morale e prendere il bello ed il buono del lavoro (spesso anche volontario e gratuito) di tante persone che regalano con gioia se stessi agli altri.
Un esempio su tutti Wikipedia (l'enciclopedia multimediale scritta dagli utenti).
Questo strumento è sicuramente parziale e incompleto, spesso contiene degli errori (a volte anche grossolani). Ma il solo fatto che si basa sulla condivisione di tutti gli utenti rende ricco il progetto.
Buon Internet a tutti.
La prima premessa è proprio relativa ad Internet.
Ma sappiamo veramente definire Internet e comprendere pienamente lo strumento?
Beh, per prima cosa dobbiamo dire che sotto il concetto di Internet si racchiudono diverse realtà con un denominatore comune, ma anche con tante differenze strutturali.
Internet è pagine web, quindi siti personali, commerciali, blog, forum di ogni foggia e misura.
Pagine belle o brutte, aggiornate o dimenticate identiche da anni, ricche di gadget o spoglie.
Tutte hanno lo scopo di dire qualcosa a qualcuno, ma tutte quante sono (nella maggior parte dei casi) a disposizione di tutti.
Come il grosso secchio dove da bambini tenevamo i giocattoli, c'erano quelli belli e quelli che ci piacevano di meno, ma spesso giocavamo con quello che ci capitava sotto mano, mentre altre volte eravamo costretti a girare il bidone per terra cercando il gioco particolare.
In questo grosso contenitore c'è veramente di tutto e sono veicolate informazioni e concetti tra loro molto disparati.
Il vero problema è sapere fare sintesi delle cose importanti tralasciando i contenuti meno adatti (e sono tanti, purtroppo).
In questo marasma, come cristiani, non possiamo considerare immorali i soli contenuti a sfondo sessuale o violento, ma dobbiamo compiere una vera opera di discernimento tra tutte le pagine che ci vengono proposte dal motore di ricerca di turno.
Poi Internet è posta elettronica. Le mail.
Uno strumento utile per contattare personalmente qualcuno, arrivando persino a mandare dei documenti allegati al messaggio.
Anche qui la logica commerciale ha inquinato un mezzo utile ed importante, riducendolo, troppo spesso, ad una vetrina continua di contenuti e prodotti.
In questo pantano le logiche commerciali hanno aperto una porta appetitosa a chi propone pillole varie o ci invitano alla visione di siti poco edificanti.
Inoltre Internet è una serie di strumenti di comunicazione e di scambio di dati.
I programmi come Emule o BitTorrent per il peep-to-peet (letteralmente "punto a punto", in pratica trasmissione diretta di file) nel 95% dei casi sono usati per aggirare e frodare i diritti d'autore di film, canzoni o programmi.
I social network come MSN o Facebook hanno perso la dimensione di contatto personale tra più persone, ma sono diventati strumenti vetrina delle persone (e, troppo spesso, della loro stupidità).
Internet, è importante ricordarlo, è uno strumento utile, ma come tutti gli strumenti utili va' usato con intelligenza ed equilibrio.
C'è però un problema vero: nessuno ci aiuta ad usarlo con spirito cristiano, con la capacità di scartare ciò che è un'ingiustizia morale e prendere il bello ed il buono del lavoro (spesso anche volontario e gratuito) di tante persone che regalano con gioia se stessi agli altri.
Un esempio su tutti Wikipedia (l'enciclopedia multimediale scritta dagli utenti).
Questo strumento è sicuramente parziale e incompleto, spesso contiene degli errori (a volte anche grossolani). Ma il solo fatto che si basa sulla condivisione di tutti gli utenti rende ricco il progetto.
Buon Internet a tutti.
domenica 9 gennaio 2011
Cristiani al computer
Nel 2011 essere cristiani è essere "fuori moda"!
Certo non per questo bisogna rinunciare a professare con gioia la propria fede in Gesù Cristo.
Vale perciò la pena chiedersi che cosa voglia dire, nella società odierna, continuare a professarsi cristiani. In una società così marcatamente individualistica come si può continuare a scegliere di raccontare a tutti in Chi noi crediamo.
Se poi ci scopriamo anche interessati alla tecnologia, ed in particolare al computer, come ci poniamo di fronte alla necessità di conciliare la nostra fede con la nostra passione (o la necessità di utilizzare uno strumento così pratico).
Essere cristiani davanti al computer pone dei dubbi: come utilizzarlo, quali strumenti possono essere utili e quali poco adatti alle nostre scelte di fede. Poi ci sono problemi di ordine morale: utilizzare software senza avere la licenza, scaricare tramite p2p musiche o film, ecc.
In pratica ci troviamo spesso a dover scegliere quale coerenza è necessario mettere nelle nostre scelte personali.
Questo blog vuole offrire uno strumento di confronto su questi temi, con l'intento dichiarato di "far riflettere" in ottica cristiana il nostro utilizzo del computer.
Buon viaggio.
Certo non per questo bisogna rinunciare a professare con gioia la propria fede in Gesù Cristo.
Vale perciò la pena chiedersi che cosa voglia dire, nella società odierna, continuare a professarsi cristiani. In una società così marcatamente individualistica come si può continuare a scegliere di raccontare a tutti in Chi noi crediamo.
Se poi ci scopriamo anche interessati alla tecnologia, ed in particolare al computer, come ci poniamo di fronte alla necessità di conciliare la nostra fede con la nostra passione (o la necessità di utilizzare uno strumento così pratico).
Essere cristiani davanti al computer pone dei dubbi: come utilizzarlo, quali strumenti possono essere utili e quali poco adatti alle nostre scelte di fede. Poi ci sono problemi di ordine morale: utilizzare software senza avere la licenza, scaricare tramite p2p musiche o film, ecc.
In pratica ci troviamo spesso a dover scegliere quale coerenza è necessario mettere nelle nostre scelte personali.
Questo blog vuole offrire uno strumento di confronto su questi temi, con l'intento dichiarato di "far riflettere" in ottica cristiana il nostro utilizzo del computer.
Buon viaggio.
Iscriviti a:
Post (Atom)